Amori di sempre

6e46316de8103182fa94858d811e8dc4“Che poi ci sono amori che proprio ti uccidono”

Ed oggi mi ritrovo a far punto forza delle confessioni di altre.
Ricordi snocciolati come ad averli appena vissuti nonostante la distanza di anni.

Ho sempre avuto la dote di saper ascoltare.
Di farmi agganciare da chiunque volesse parlare; partendo dalle solite disquisizioni sul tempo alle riflessioni introspettive sulla vita.
In questo modo ho conosciuto tantissimi sconosciuti.
Quelli che al parco condividono con te in silenzio la panchina finché un sospiro tradisce l’intendo di voler far uscire la voce.

Molto spesso sono il confessionale silente di molte amiche ed amici.
Non incalzo mai una conversazione, non chiedo mai niente… semplicemente aspetto ed ascolto.

Odio profondamente chi si impiccia con domande, richieste, ossessionato a scavare e carpire il perché dei tormenti o segreti altrui.
“Vuotare il sacco” non è una cosa semplice e necessità del suo tempo.

Solo una volta ho conosciuto una persona come me… e le raccontai la mia vita durante un viaggio di sei ore in treno. Tra le lacrime di un addio ed i sorrisi di una pagina bianca; ma questa… è un altra storia.

Insomma… oggi mi sono ritrovata ad ascoltare un pezzo di vita altrui.

Raccontava “un amore di sempre”.
Chiamo così le cotte che ti prendi per l’amica o amico di infanzia e che ti porti con te crescendo.
Io non ho avuto questa fortuna/sfortuna.
Ma inizio a pensare che o sei tanto fortunato e vivrai felice e contento oppure l’amore di sempre di trasformerà in coriandoli!

Parlo poi di un amore tra donne che reputo più tormentati e mai conclusi definitivamente.
Perché le donne pensano troppo, e girano talmente tanto con i pensieri che spesso lasciano le porte socchiuse.

Questo amore raccontato è durato 24 anni.
Dal “tu sei più piccola ti proteggo io” al “guardiamo insieme nella stessa direzione”.
Folle passionale, fatto di distanza, di amanti nascosti, sesso che si trasforma in amore, incontri rubati e di una parentesi; dove, contro i miei più basilari principi dell’ascoltatrice provetta, mi son lasciata scappare una considerazione:

“Tu eri perdutamente innamorata di lei, ma lei viveva una parentesi”

Perché alle volte mi faccio trascinare dentro alle storie, come quando leggo un libro avvincente dove mi immagino di vivere tra quelle pagine.
Mi faccio trascinare al punto da prendere una posizione e di sconfinare in un’opinione.
Ma sono brava… ormai ho imparato a dar consigli solo se richiesti.

Come la donna di oggi… che ha imparato a disinnamorarsi.
Per colpa di un amore di sempre che l’ha lasciata ancora prima di prenderla. E poi se l’è ripresa ma mai del tutto. Lasciandola disincantata verso un cuore che si fa raggirare troppo facilmente.

Così a 28 anni lei si ritrova a raccontare la sua vita ad una sconosciuta.

Ci vogliono sia il sole sia la pioggia per fare un arcobaleno

IMG_20141108_233658All’età di 11/12 anni presi in prestito, dalla parrucchiera di mia nonna, un bellissimo libro.
Lo tenni per più tempo del dovuto, ogni volta che arrivavo all’ultima parola, immediatamente tornavo alla prima.
Sbranavo quelle pagine come a non mangiare da giorni e trovarsi , magicamente, davanti al proprio piatto preferito.
Quasi una droga.
Sostanzialmente non era il libro rivelazione, non prediceva il futuro e nemmeno mi dava le risposte di vita. Eppure.
Eppure mi martellava dentro.
Costantemente. Un romanzetto da leggere sotto l’ombrellone io lo vivevo come il “libro delle risposte”.
Quando resi il libro, richiamata dalla parrucchiera di nonna, un pò mi spiacque.
Non ne ho mai posseduto una copia.
Anni dopo, attorno ai 20 anni, lo trovai tra i libri liberi in un b&b; me lo lessi nella tranquillità della campagna toscana, immersa nella natura e nell’ozio.
Erano alcuni giorni di relax che io, ed il morosello di allora, ci eravamo presi per spargerci i cuoricini attorno.
(con il senno di poi… io ed i maschi cuoricini non ne abbiamo mai sparsi. ma la presa di coscienza arrivò più tardi. ndr)

E mentre ero lì che mi godevo il mio star bene… tra le mani mi ritrovai il mio libro preferito:

“La principessa che credeva nelle favole. Come liberarsi del proprio principe azzurro”

Fato? Destino? Casualità?
Chi lo sa… sta di fatto che più leggevo più prendevo atto che più che a sparger cuoricini stavo a perder tempo.
Raggruppai le mie cose e me ne tornai a casa. Decisamente più leggera di come me ne ero partita.

Nel mio percorso di Vita, quella che ho iniziato a vivere realmente da quando ho deciso di seguire il mio Io e non la proiezione di qualcun altro, ho deciso di essere felice.
Non perdiamoci su domande tipo “ma cos’è la felicità” che la filosofia la lasciamo a chi fuma la pipa in un salotto pieno di libri e con la luce fioca.
Ora, ho deciso che farò tutto il necessario per vivere di ciò che può farmi stare bene.
Il nostro corpo manda segnali immensi quando vestiamo abiti altrui.
Somatizzare crea delle bombe pronte ad esplodere.

Scoppiare è bellissimo. liberatorio ed immensamente folle.
Può sfociare in una rinascita, se sei fortunato, o ti lascia strisciante al pavimento nel vano tentativo di cercare le schegge che mancano a colmare gli spazi di alcune crepe del vaso che hai distrutto.

Io sono stata fortunata anche se un pò son rimasta crepata.

Il principe azzurro non l’ho mai voluto. A dirla tutta vorrei un cucchino perché amo i somari. Ed il finale da “vissero felici e contenti” la torvo na sciocchezza immane.
Preferisco “a 90 anni se ne stavano ancora a discutere se il tubetto andava spremuto da sotto a sopra o dal centro”
(che di tubetti… basta comprarne due)

“Se soffri più spesso di quando sei felice, vuol dire che non è amore, ma qualcosa di differente che ti tiene intrappolata in una sorta di prigione, e ti impedisce di vedere la porta verso la libertà, spalancata davanti a te.”

Baccalà Mantecato

IMG_20150228_155831Per me il lunedì è la giornata delle somme.
La maggior parte delle persone fa due conti la domenica… io invece mi guardo allo specchio il lunedì mattino.
Solitamente con gli occhi sottili ed incollati, i capelli arruffati e la piega del cuscino a solcarmi la guancia.
Mi scruto e ragiono su ciò che ho vissuto nelle precedenti 48/56 ore.
La durata del fine settimana.
La mia effettiva vita sociale si svolge alla velocità della luce in due giorni e mezzo; Ovvero, quando la libertà di scegliere del mio tempo elettrizza ogni cellula.

Il week end appena passato credo sia stato uno dei migliori degli ultimi tempi.
Dedicato al roller derby, all’amore, all’amicizia ed alla famiglia che mi sono costruita.

Due giorni e mezzo intrisi di un anticipo di primavera, dove ti senti frizzare anche le punte dei capelli. Dove cammini per strada e saluti le persone. Perchè c’è il sole è tutto sempre così infinitamente sorridente.

Un dilatarsi del tempo che mi ha concesso di vivere, raccontare e beare di una moltitudine di momenti talmente diversi tra loro che a pensarci… potevano essere tranquillamente spalmati in una settimana e mezza!

Una passeggiata in bosco con i cani,  vasca calda per due, cena con la derbyfamily, allenamenti e sudore a non finire, pranzo di famiglia acquisita e falafel di mezzanotte.

Di queste ore mi sono rimaste due cose particolarmente impresse:

1) dei lividi a forma di ruote sulla chiappa destra, a ricordarmi il mio credo derbystico in ogni momento dentro&fuori dal track (soprattutto quando mi siedo… sento il motto delle Anguane che mi morde la natica).

2) Parole bellissime racchiuse in questo supendissimo aneddoto:

Sabato sera, tra una forchettata di baccalà vicentino in compagnia delle Harpies, ed il calore che si percepisce quando la tua squadra e quella delle tue mentori si uniscono per passare del tempo insieme, mi è stata fatta una bellissima dichiarazione di derbylove.

Martina (una delle nostre coach) mentre ce ne stavamo lì a crogiolare nel buon vino e sproloquiavamo dell’amore per questo sport mi dice:

“sei quella che tiene unita tutta la squadra. sei il centro di ogni singola persona. e per quanto spesso non ci sei fisicamente tu ci sei sempre e soprattutto quando c’è bisogno.dalla rotella all’organizzare qualunque cosa”

E mentre lo faceva univa le mani a formare una morsa a dirmi “tu sei così”

Ed eccomi lì che piangevo ricca di emozioni davanti al baccalà mantecato.

Questo mattino mentre guardavo il mio riflesso i miei neuroni lampeggiavano un messaggio: Il Roller Derby è la cosa più bella capitata nella mia vita.

Aquatraledita

IMG_20140305_102238Mi sono svegliata a fatica.
Ho rimandato la sveglia per circa due ore (per alzarmi alle otto metto la sveglia alle sei #casoumano)

Avevo il sentore che la giornata sarebbe stata pesante.
Di quelle che sei in ritardo ma che se trovi la macchina davanti a te che va piano… non tenti manco di sorpassarla. e te ne stai lì.

Oggi ciondolo in un limbo.
Di ricordi, di frammenti.
Apro la mail e mi trovo un messaggio di trumbl dove dice
“Il significato dei puntini di sospensione ha compiuto un anno!”.
Non so cosa sia accaduto nel mio cervello… ma le sinapsi mandavano messaggi che, come uova su di un muro sì stampavano lì e non si muovevano.

Così la mia faccia era paralizzata nell’espressione da “Eh?!”

Finchè qualcosa si è mosso: trumbl–>blog–>febbraio2014–>TheGreatEscape

Ed improvvisamente il muro (quello zozzo di uova) si è sfaldato ed ho visualizzato
scatoloni
borsoni
scatoloni
cactus
lettosulpavimento
scatoloni
frigovuoto
scatoloni

Il caos in 60mq. la libertà.l’ansia.

Un anno fa arraffavo cose e le buttavo dentro ad uno scatolone.
Abbracciavo blocchi vestiti appesi e li staccavo dalle grucce.
Combattevo contro la voglia di distruggere le (mie) cose che dovevo lasciare.
-basandomi sul principio: se non le ho io non le deve avere nessuno-
Affinavo l’arte del tetris utilizzando la micra come “furgone”.
Facevo cardiofitness correndo su e giù per le scale con il mio cactus.

Il tutto indossando una maglietta con scritto “Sometimes (sh)It Happens.”

Domenica (primo marzo ndr) credo berrò una birra (infrangendo la mia disintossicazione/fioretto/quaresima) e festeggerò a Me.

Ed ascolterò quella playlist, quella intitolata “…”

Scribacchiato il 17 febbraio

wally Oggi è febbraio ma sembra aprile.

Se non fosse per le cime innevate direi che l’unica cosa che manca son le api che ronzano.
Mi sono svegliata particolarmente di buon umore, tanto da truccarmi e mettermi la gonna.

Sono, ovviamente, arrivata tardi al lavoro ma l’unico pensiero che avevo era “oggi mi danno il verdetto”.

Niente a che fare con il lavoro (che, siamo seri, non amo e faccio solo perchè mi ci pago l’affitto); bensì con lo sport a rotelle che tanto amo.

Tra un’assenza e l’altra dovuta alla mia ottima salute cagionevole, è circa un anno e mezzo che faccio parte delle Anguanas, squadra di Roller Derby.

Un anno e mezzo di paturnie, discussioni, confronti, gestione di 30 femmine (servono commenti?!?), sorrisi, lacrime, abbracci e soddisfazioni.

Abbiamo iniziato tentennanti ed io mi sono fatta rapire completamente.
Niente di ciò che sono è scindibile da questo sport.
Ogni mia cellula, ogni mio pensiero, ogni mio organizzarmi le giornate/ferie/stipendio è in relazione a questo.

C’ho il barattolo “trasferte RD” sulla mensola (al posto di quello “spese impreviste”).

Mi sono innamorata di questo sport, mi sono innamorata all’interno di questo sport.

Quando ho conosciuto la mia compagna le spiegai che prima viene il RollerDerby e poi tutto il resto. Gli allenamenti, le compagne di squadra, le sorellanza, l’enorme famiglia distribuita per tutto lo stivale ed oltre i confini, colmano i miei pensieri.
Così senza si è lasciata trascinare da questo turbine ed alla fine anche la mia dolce metà è entrata in squadra.

Eppure… nonostante questo, nonostante io sia una #derbystalker immolata al RollerDerby, ogni tre per due mi assento agli allenamenti per via della mia salute balleria… finchè l’ultimo affronto è stato fatto dal mio cuoricino che non pareva più “idoneo” a lasciarmi scivolare sulle rotelle.
Sto essere recidiva m’aveva un pò demoralizzata, intristita… tanto da organizzare un pulmino che mi portasse a Lourdes.
A vedere la madonna.
Io.
Che al sol sentire un “osanna eh” mi parte la psoriasi.

Così… questo mattino ho riempito la tazza con l’arcobaleno di ottimismo e sono andata a farmi l’ennesimo ed ultimo esame.

Ho aspettato mille anni per fare la visita, ho ammaliato la dottoressa sul fighissimo sport che faccio nel tentativo di corromperla a darmi il consenso al gioco, ho atteso in segreteria ed alla fine… inondata da un raggio di sole la busta con l’esito POSITIVO era tra le mie mani.

Roller Derby saved my soul (e non solo quella) again. 

Sinapsi&Mantra

IMG_20150204_102627C’è stato un tempo nel quale scrivevo micro saggi talmente blindati ed introspettivi che potrei descriverli con un pezzo di canzone “chiuse come le chiese quando ti devi confessare”.

Snocciolavo paroloni intrisi di significati profondi… talmente intrisi e talmente profondi che la testa poi ti girava come ad annusare i il barattolo dell’acqua ragia.

Spesso scribacciavo queste meravigliose rivelazioni in pezzetti di carta strappata.
E, come nella maggior parte dei casi accadeva, me li perdevo.
Quando, tempo dopo, ritrovavo il retro della bolletta costellato di pensieri criptati… non ci capivo ‘na mazza.

Insomma… non ci capivo io, chissà che pretese avevo nel sperare che li decifrasse qualcun altro.

Ad ogni modo, mentre ieri sera me ne tornavo a casa in macchina, c’avevo la testa che connetteva sinapsi alla velocità di un boeing 747 e mi sentivo pervadere dal calore infinito della creatività (o forse era il riscaldamento a palla).

Fatto sta che ho mentalmente scritto un pezzo meraviglioso, tanto da volerne dedicare poi (sempre mentalmente), una sezione a parte del blog intitolata “L’Io di Notte”.

Peccato che al rientro a casa Figlia di Satana & Socio avevano deciso di reinterpretare l’arredamento del salotto, masticando anche l’ovatta dei cuscini;
Ed il mio meraviglioso scritto si è bruciato in qualche corto del mio cervello.

Il mantra di oggi?
Amo i miei pelosi. Amo i miei pelosi. Amo i miei pelosi.

Compleanni & Outfit

IMG_20150211_173722Il fine settimana è scivolato veloce tra aperitivi, selfie di gruppo e musica dal vivo.

Tra un festeggiamento di compleanno, un pranzo improvvisato e la cena della squadra io e le mia compagna ci siamo ritrovate a scambiarci outfit come ad esser nei camerini di h&m.

Passando da estremamente femme a butch con tanto di fifi al collo.
Probabilmente dati più dai vestiti disponibili (vista la mole di biancheria da lavare e da stirare) che dalla vena estrosa che ci accomuna.

Ad ogni modo sabato sera ce ne stavamo al compleanno di Michela.
Un’intera compagnia di Lelle, tipo 25, ed un gay.

Mentre la birra finiva dal barile e riempiva la nostra panza (e mente) mia morosa, dall’alto dei suoi tacchi e stretta in un vestitino che l’immaginazione la regalava e la toglieva ad ogni respiro, mi disse “ci sono troppe lesbiche, ho bisogno di un gay” e la vedo dirigersi verso Teo che se ne stava in un angolino a bere un vinello.

Così, tra un “ciiiin” urlato all’orecchio destro ed un “cosa bevi Vale” urlato all’orecchio sinistro riuscii ad arrampicarmi su di un sgabello e sbirciare l’allegra compagnia.

C’era la festeggiata con la nuova fiamma.
La coppia incollata (al bancone).
La “comare lella” repressa nel suo “non mostro ciò che sono”.
Le due coppie sandra&raimondo
La single “tutte passano per il via”
La single “faccio il terzo grado a quella nuova”
Il gruppo “palo dei selfie”
La squadra di calcetto femminile
Le bariste “tose abbiamo finito la birra”
La cantante “son la copia della Gianna nazionale”
La morosa della cantante “faccio foto a tutte”

Tutt’intorno variegati generi maschili che cercavano di approcciarsi alla congrega.
Ovviamente i loro tentativi venivamo vanificati dal “gruppo attiviste”.

Mi ordinai un vino e trotterellai a far compagnia alla mia dolce metà.
Vicino alla colonna, insieme all’unico lellO del locale ^_-